L’acqua che giunge nelle nostre case è definita come “destinata all’uso umano”. Ciò significa che deve essere idonea alla preparazione di cibi e bevande, oltre che idonea all’uso sanitario, cioè per lavarsi.

Quando l’acqua è potabile. È l’articolo 5 del decreto legislativo 31 del 2001 a fissare i parametri chimici entro i quali l’acqua fornita può essere impiegata per uso umano. Il fornitore è tenuto a garantirli nel punto di consegna o in quello più prossimo dove è possibile fare la misurazione.

Chi deve vigilare in condominio? Ma nel caso del condominio chi deve garantire il servizio è la sua qualità fino alle singole abitazioni? In questo caso, cioè quando “l’acqua è fornita al pubblico”, è l’amministratore che deve garantire la potabilità dell’acqua, dal punto di consegna ai singoli rubinetti nelle abitazioni. Di fronte a parametri non conformi, l’amministratore convoca l’assemblea per decidere un piano di intervento.
Acqua potabile condominio
Se l’assemblea non decide. Ma, nel caso in cui l’assemblea non decida o sia impossibilitata a farlo perché non raggiunge il quorum dei millesimi necessario per deliberare, resta da valutare i doveri dell’amministratore, per non incorrere in sanzioni. Infatti, l’amministratore è il custode del condominio e deve amministrarlo secondo il principio del “buon padre di famiglia”, come previsto dall’articolo 1710 del codice civile. In questo senso, è tenuto a vigilare sulla regolarità del servizio di erogazione dell’acqua. Non solo è tenuto a compiere atti conservativi, ma anche atti a difendere i diritti dei condomini ad usufruire dei servizi comuni, quale è la fornitura d’acqua, impedendo - così - di provocare danni ai condomini e a terzi. Viceversa può essere imputato l’omesso controllo.

Articolo originale: http://www.condofacile.com