A breve in molti condomini italiani si terranno le assemblee ordinarie per l’approvazione del bilancio e per affrontare le problematiche comuni. Ogni singolo proprietario, di fronte alla convocazione, ha facoltà di intervenire in assemblea, non partecipare o delegare. Quest’ultima scelta comporta la possibilità di delegare un altro proprietario (o qualsiasi altra persona se non vietato nel regolamento condominiale) a rappresentare la sua volontà nel consesso. Ma una sola persona quante deleghe può ottenere?
 
Una norma non derogabile. In base alla riforma del 2012, ciascun delegato non può rappresentare più di un quinto dei proprietari e più di un quinto del valore dell’edificio, nei condomini con più di 20 partecipanti. Ma cosa avviene se il regolamento di condominio prevede un limite alla rappresentanza più stringente? In linea di principio, in presenza di un regolamento di tipo contrattuale, le disposizioni prevalgono sugli articoli di legge, a meno che questi non siano indicati come non derogabili. L’art. 72 delle disposizioni di attuazione del codice civile indica non derogabile proprio l’art. 67, cioè la norma che impone il limite del quinto per la rappresentanza. Di conseguenza, il regolamento di un condominio con 30 proprietari che preveda un limite di tre deleghe, cioè più stringente, viola o meno il principio espresso nell’art. 67?
Approvazione del bilancio e problematiche comuni
Due interpretazioni. La risposta è piuttosto complessa. Secondo un’interpretazione, l’intenzione del legislatore è esclusivamente quella di apporre un limite alla rappresentanza. Di conseguenza, qualsiasi regolamento più stringente non entra in conflitto con la legge e rimane integralmente in vigore. Un’altra interpretazione, invece, vede il legislatore impegnato su due fronti: da una parte porre un limite alla rappresentanza, dall’altra comunque garantirla. In questo caso la parte del regolamento relativa alla delega decade.

Adattare il regolamento alla legge. Purtroppo, non sussistono ancora sentenze di legittimità che possano confermare o smentire le due tesi, poiché la Cassazione non ha ancora avuto modo di pronunciarsi su situazioni analoghe. In ogni modo, ai condomini rimane la facoltà di modificare la parte del regolamento che definisce i limiti della delega in assemblea, adeguandola all’art. 67 delle disposizioni, al fine di prevenire qualsiasi tipo di contestazione. Poiché, secondo la Cassazione, il regolamento condominiale ha natura contrattuale solo per le clausole che riguardano limiti ai diritti dei condomini sulle proprietà esclusive o comuni, per modificare questa parte del regolamento è sufficiente una delibera adottata a maggioranza.

Articolo originale: http://www.condofacile.com